Un intreccio di braccia e corpi trasudanti, una parete porosa rossa e la pioggia sul fango della terra. Gli arti, la faccia e i piedi. Queste tre immagini in incipit da Hiroshima mon amour, Dawn of the dead e X-men, all’apparenza sconnesse, possono forse intrattenere un certo nudo legame?

Dalla presentazione dell’amore e terrore per Hiroshima e dalle sue rappresentazioni cellulari, siamo giunti ad una tendenza di senso inverso. Non più il potere ormai classico dell’immunitas, consacrato alla minaccia esplosiva della morte, ma il risveglio potenziale della vita all’interno di quelle stesse rappresentazioni simili all’immagine di quel nulla qualcosa (nihil aliquid), di matrice agostiniana che, avendo rimosso la propria origine, ha creduto possibile potersi emancipare dalla tradizione che l’aveva prodotta.

D’altra parte come insegna lo schematismo hegeliano più volgare, l’antitesti nega la tesi solo per mantenerla, superando il dualismo nell’unità di un’organizzazione terza che abbiamo visto affacciarsi epicamente, all’alba del nuovo millennio. Per cui un movimento sotterraneo e silenzioso non ha mai arrestato il suo divenire incontestabile ed assurdo che trova ora l’espressione più propria e indiretta nelle forme sublimate, lucide e ripetitive dei nuovi eroi hollywoodiani, ovvero un’evoluzione eugeneticamente perfetta delle precedenti forme spettacolarizzanti del mito dei morti viventi, o detto in altri termini della trascendenza incarnata e del giorno del giudizio, laico.

Rovesciando la definizione degli ultimi, i primi, i vivi morenti, creano adesso l’illusione cristallina dell’eternità di una nuova leggenda, quella dei super-eroi e delle identità forti.

Mentre i prefissi costitutivi di una potenzialità filosofica, intellettualmente ed esteticamente emancipata, l’über nietzscheano e l’auf hegeliano, vengono anteposti al sostantivo cui apportano il loro transito semantico; pare che il linguaggio cinemato-grafico abbia depotenziato il proprio movimento a favore di una meccanica del calco simulacrale, posponendo in tal modo il kinêmata all’azione ipostatizzante del gràphein.

Volendo dunque trovare una definizione perspicua di un certo tipo di produzione hollywoodiana attuale, non parleremo tanto di un cinema di supereroi quanto di una grafica di eroi, super.

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