Lettera per Acinephilo

di acinephilo

Negli ultimi mesi si è parlato di etichette. Di un errore di etichettamento, perché dovremmo dire carne di cavallo – oppure: sarebbe dovuto essere vitello. E noi restiamo al di fuori, vulnerabili al cavallo di Troia, al packaging.

Chi controlla i cavalli e chi controlla la comunicazione: c’è stata una copertura di una copertura di uno scandalo di una copertura. Un film, un Noir, un mistero. E una contraddizione in termini, infine: una menzogna, una frode. C’è suspense, perdita di vista, inconsequenzialità, e complotti, sangue. Il filo d’Arianna si articola infinito, alcune cause, ma non tutti gli effetti, oppure nessun effetto, oppure solo questi: un “non-sequitur”.

Ora i cavalli, peraltro già dimenticati, entreranno a fare parte della mitologia insieme all’aviaria, alle mucche pazze, alla grippe, alle guerre africane. Eppure diremo “c’è stato uno scandalo ma ora non c’è più”, perché ora è immaginario collettivo. Il telegiornale crea immaginario echeggiando l’ultimo grido. A noi orchestrarlo, a noi avere memoria. A noi fare sequitur.