Il 21 dicembre e il triclin(i)o

di acinephilo

Nos iam ad triclinium perveneramus, in cuius parte prima procurator rationes accipiebat”

Nei pressi della fine, l’ipertrofia presenzialista del suo contrario, dell’eterno ritorno di personificazioni elementari di forze generali, fa segno al pieno. Horror pleni, lo spazio è di una saturazione pari alla composizione chimica del diamante, nessun intervallo di realtà passa più attraverso il medium. Nello stesso momento in cui questa occupazione esaurisce il tutto, l’effetto parossistico e grottesco di un’apparizione circense diviene meno percettibile – oh Trimalcione, nostro signore mascherato, homo faber! – Tu racconti gli innocenti convivi e la giocoleria, tuttavia scusandotene – e il fatto che niente più esista, domani, sembra più plausibile.

Così, affacciandoci alla finestra, potremo salutare, da cattivi hegeliani, l’inconscio del mondo piuttosto che il suo spirito e constatare la proliferazione di un discorso – il reale è tale poiché appare – che afferma come il 21 dicembre 2012 sarà capace di produrre del nuovo  e nulla più. There will be time, there will be time. In un tale sogno, a rigor di logica, quanto più questo discorso si contornerà di argomentazioni stranianti e fantastiche, tanto più esso risulterà vero.

Da questo punto allora si rivela un criterio valutativo ed esperienziale molto ricco nell’epoca in cui la vicinanza delle immagini comunicative e la loro eccessiva diffusione mette a rischio le complessità della sensibilità riducendole alla fissità di una contemplazione estatica e irriflessa che è il preludio di un fenomeno di omologazione diffusa o di una porta, di un canale, di una rete fognaria capace di filtrarne l’essenza.

Poiché l’essere non è né tuttonulla, ma l’eterna rovina dalla quale ogni volta si riparte, da Palermo a Milano, il filosofo-cane si aggira come un pazzo alle soglie del triclinio, nei crepuscoli e nelle mattine che segnano il corso della luna e l’immagine dei sette pianeti.

Et, quod praecipue miratus sum, in postibus triclinii fasces erant cum securibus fixi, quorum imam partem quasi embolum navis aeneum finiebat, in quo erat scriptum: «C. Pompeio Trimalchioni, seviro Augustali, Cinnamus dispensator». Sub eodem titulo et lucerna bilychnis de camera pendebat, et duae tabulae in utroque poste defixae, quarum altera, si bene memini, hoc habebat inscriptum: «III. et pridie kalendas Ianuarias C. noster foras cenat», altera lunae cursum stellarumque septem imagines pictas; et qui dies boni quique incommodi essent, distinguente bulla notabantur. His repleti voluptatibus cum conaremur in triclinium intrare…