Dal gioco al divertissement al gioco a. V

di acinephilo

Il gioco è quindi aperto allo spettatore e solo per questo egli può percepirlo come una realtà che lo trascende (3). Se il gioco fosse solo una mera e semplice rappresentazione, sarebbe ridotto alla partecipazione dei giocatori totalmente risolti in essa. Questa caratteristica di rimandare al di là di sé, a coloro che assistono in quanto spettatori, costituisce un tentativo di trascendere il gioco. Però questo “trascendere” non è l’abbandono del gioco, poiché esso pone lo spettatore al posto del giocatore. La differenza tra giocatore e spettatore viene così eliminata. Lo spettatore non è nient’altro che il giocatore che esperisce il gioco nel suo insieme, che ha una visione della sua totalità. La figura dello spettatore si riferisce dunque alla possibilità di cogliere la totalità del gioco al di là del comportamento del giocatore immerso nello svolgimento dei suoi compiti. Il punto è distinguere – ma non contrapporre – il comportamento dei giocatori dal significato totale del gioco. Tutto questo è particolarmente costitutivo per l’arte, perché la rappresentazione per qualcuno, ad esempio lo spettacolo teatrale, è un gioco che si mostra come l’insieme dei giocatori e degli spettatori (4). Senza questi ultimi esso non sarebbe inteso autenticamente. Anche se scriviamo una poesia, senza la volontà di pubblicarla, il presupposto che qualcuno debba leggerla o ascoltarla è comunque operante. Non si tratta, quindi, del mero pubblico oppure di produrre un effetto spettacolare volto ad attrarre l’attenzione dell’audience. Si tratta della figura dell’Altro, del ricevente dell’opera d’arte che a sua volta non è nient’altro che un giocatore, il partecipante che coglie il significato complessivo del gioco.

3 H. G. Gadamer, Verità e metodo

4 L’idea che lo spettatore non sia una figura passiva e che debba essere coinvolto nello spettacolo teatrale, per certi versi portato sul palcoscenico, è stata sviluppata ed applicata da Bertold Brecht. Attraverso il Verfremdungseffekt, e le diverse tecniche dell’estraniazione e del distanziamento, lo spettatore viene convocato ed interpellato per partecipare più attivamente in quello che avviene di fronte ad esso. Il punto è infrangere l’illusione del palcoscenico ed alienare, distanziare lo spettatore dall’immedesimazione passiva nella vicenda teatrale. Un’intenzione analoga si trova nel cinema di Godard. Usando diverse tecniche cinematografiche (la narazzione discontinua, inquadrature tagliate, rivolgersi direttamente allo spettatore etc…), Godard conferisce allo spettatore un ruolo più attivo e critico. Non basta solo guardare e seguire la trama di una pellicola, ma anche connettere i pezzi discontinui, interpretare, partecipare creativamente.