Dal gioco al divertissement al gioco a. III

di acinephilo

H. G. Gadamer, Verità e metodo (1). Lo spazio chiuso del mondo del gioco lascia qui, per dir così, cadere una delle sue pareti (2).

(1) Partecipando all’autorappresentazione dell’arte, anche il giocatore (l’artista, oppure lo spettatore) viene ad autorappresentarsi. L’autorappresentazione mette il giocatore in azione, però egli non fa che compiere ciò che il gioco in se stesso è.

(2) La natura chiusa del gioco e la passività attiva del giocatore sono collegate. Dicendo che l’arte, in quanto gioco, chiama il giocatore, riconosciamo che l’autorappresentazione è sempre per qualcuno. Questo per qualcuno non indica un rapporto finalistico, nel senso che il fine del gioco è coinvolgere ed appagare qualcuno. Il fine è l’autorappresentazione stessa, che per la sua struttura coinvolge necessariamente un Altro, lo spettatore, anche quando di fatto egli non c’è. In tal maniera Gadamer conferma ulteriormente l’autonomia del gioco, però allo stesso tempo introduce il momento dell’apertura nella sua essenza. L’apertura che, in effetti, è il momento negativo che costituisce ed afferma la chiusura del gioco.